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mercoledì 30 dicembre 2015

Al-Azhar propone un ente anti-estremismo e l’Iran parla di “correzione dell’immagine dell’Islam"

Rassegna della Stampa araba

Al-Azhar invita a costituire un ente intellettuale formato da ulama, a sostegno della coalizione islamica

di Walîd ‘Abd al-Rahmȃn, al-Sharq al-Awsat, 22 dicembre 2015

In occasione della celebrazione del Mawlid al-Nabî [anniversario della nascita del Profeta], lo shaykh di al-Azhar, Ahmad al-Tayyib, ha dichiarato che l’estremismo, il terrorismo e il fanatismo non si combattono solamente sul piano securitario e militare ma anche intellettuale e culturale, ciò che consente di distruggere il pensiero estremista che soggiace alle esplosioni, alla distruzione, al terrorismo e alle azioni violente. Al-Tayyib ha invitato a creare un ente costituito da ulama che non abbiamo mai sostenuto il pensiero estremista né emanato fatwe fondamentaliste, e che partecipi alla diffusione della sicurezza e della pace. Questo ente sarà un sostegno intellettuale all’alleanza islamica annunciata recentemente dall’Arabia Saudita. […]

Ibrâhîm Najd, portavoce del muftì, ha dichiarato che l’Osservatorio delle fatwe takfiriste del Consiglio dei muftì ha pubblicato il primo libro di una collana pensata per fronteggiare i gruppi takfiristi e fondamentalisti, dal titolo Daesh, le origini, i crimini e l’opposizione. Il libro – ha spiegato – si divide in sei capitoli. Il primo chiarisce alcune nozioni e termini tecnici islamici che si prestano a essere storpiati dalle organizzazioni violente e takfiriste, tra cui le nozioni di “dȃr al-harb e dȃr al-islȃm” (dove dȃr al-islȃm sono i territori sotto l’Islam e dȃr al-harb – letteralmente la casa della guerra - è tutto quello che non lo è, ndr) “hijra” (l’esodo) e “jihȃd”. Il secondo capitolo è dedicato alla nascita delle organizzazioni takfiriste, ai loro fondamenti concettuali e agli accordi che tali organizzazioni hanno sottoscritto tra loro nel corso della storia […]. Il terzo considera la condotta criminale delle organizzazioni che, sgozzando gli oppositori e i prigionieri di guerra, presenta la storia del sacrificio come si è sviluppato nelle organizzazioni takfiriste, le ragioni che hanno spinto Daesh a produrre la dottrina del sacrificio (‘aqîda al-dhabah) e le loro interpretazioni errate degli hadîth che raccontano le battaglie […]. Il quarto considera le violazioni e lo sfruttamento della donna per soddisfare desideri e obbiettivi terreni che nulla hanno a che vedere con l’Islam; il quinto capitolo tratta dello sfruttamento dei bambini […], della loro vendita come schiavi al mercato, del loro addestramento nei campi e del loro utilizzo come corpi-bombe. […]Infine, il capitolo sesto fa luce sulle operazioni suicide, sui fattori dottrinali, psicologici e sociali, sulle fatwe takfiriste e sulle ragioni per cui Daesh e le altre organizzazioni terroristiche e takfiriste hanno deviato dalla tradizione per quanto riguarda il significato di “jihȃd”.


La libertà della stampa in Egitto
Al-Quds, 16 dicembre 2015













Rouhani esorta i Paesi islamici a “correggere l’immagine dell’Islam”
di al-Hayât, 27 dicembre 2015 

Il presidente iraniano Hassan Rouhani ha dichiarato che sui Paesi islamici grava “l’enorme responsabilità” di “correggere l’immagine dell’Islam nell’opinione pubblica mondiale”. Nel discorso pronunciato a Teheran in occasione dell’apertura della conferenza internazionale dedicata alla “crisi del mondo islamico contemporaneo” ha detto che “spetta ai musulmani oggi eliminare l’immagine negativa dell’Islam”.

Ha inoltre aggiunto che “purtroppo l’84 per cento della violenza, del terrorismo e delle stragi si verificano nel mondo islamico, in Africa, nel Nord Africa, in Medio Oriente e nell’Asia occidentale, e noi dobbiamo combattere l’ideologia e il discorso della violenza diffusi da gruppi estremisti come l’organizzazione dello Stato islamico”. Rouhani ha sottolineato “la necessità di unità e solidarietà tra i musulmani” e ha esortato “tutti i Paesi musulmani della regione e non soltanto a lavorare in questa direzione”. 

Ha aggiunto che “gruppi come Daesh riescono a reclutare combattenti sfruttando la povertà materiale e culturale, che devono perciò essere sradicate dalla società islamica”. “Non è possibile eliminare il terrore e il terrorismo con le bombe” perché a beneficiare dei conflitti nella regione sono “Israele e i nemici dei musulmani”.


Bombardamenti, attacchi ed esplosioni in Siria
Al-Quds, 21 dicembre 2015












L’imamato di Baghdadi e Nasrallah

Di Mishâri al-Dhâydî, Al-Arabiyya, 28 dicembre 2015


[…]“Baghdadi di Daesh” e “Nasrallah dell’Iran” si somigliano molto nei comportamenti, nelle tattiche e nelle tempistiche, nel colore nero dei loro abiti e turbanti, così come nella discendenza alide che vantano entrambi, che è il segno distintivo del “comandante dei credenti” nel caso del “califfo di Daesh”, o del suo rappresentante [del “comandante dei credenti” = Ali Khamenei, ndr] nel caso di Hassan Nasrallah. 

Recentemente “Daesh” ha perso molto a causa dei bombardamenti e soprattutto dopo che è stato privato dell’arteria petrolifera rubata all’Iraq e alla Siria. Anche Nasrallah e la sua nutrice iraniana hanno perso molto in Siria, soprattutto ufficiali della Guardia della Rivoluzione iraniana, ma anche il meglio delle forze di Hezbollah, e la carta “drusa” che era a servizio dell’immagine del Partito iraniano, ovvero Samîr al-Quntȃr, ucciso durante un raid – russo a quanto si dice – in territorio siriano. 


Ma le somiglianze non finiscono qui. Il califfo di “Daesh” condivide con il rappresentante di Khamenei – “il custode dei musulmani”, Hassan Nasrallah, l’odio per l’Arabia Saudita, definita da quest’ultimo “l’essenza del male” nella regione, una visione condivisa anche dal califfo di “Daesh” Ibrahim Awad, o Abu Bakr al-Baghdadi. Per questa ragione il califfo ha riservato una parte del suo ultimo sermone agli attacchi all’Arabia Saudita, che ha assunto la leadership della coalizione islamica militare, securitaria e intellettuale contro il terrorismo.  


Al-Baghdadi ha definito la coalizione islamica militare contro il terrorismo un’alleanza crociata e infedele, e ha incitato i suoi seguaci a compiere operazioni in territorio saudita. Analogamente sta facendo Hezbollah, che colpisce formazioni saudite, bahrenite e yemenite […].



La Turchia e Israele verso la firma di un accordo per normalizzare le loro relazioni
Al-Quds, 18 dicembre 2015



giovedì 26 novembre 2015

Che cosa dicono i giornali arabi del terrorismo islamico

Un quotidiano iracheno riflette sulle responsabilità delle società islamiche nel rafforzamento degli estremismi, le dichiarazioni dello sheykh di al-Azhar suscitano reazioni contrastanti

Al-Madâ, quotidiano iracheno di politica, Questo è il nostro terrorismo, noi ne siamo responsabili!, di ‘Adnân Husayn

Lezione in una scuola coranica
“Non possiamo sottrarci alla nostra responsabilità di fronte al terrorismo, a nulla ci servirà cercare delle scuse. Dobbiamo innanzitutto riconoscere la nostra responsabilità e domandare perdono a noi stessi e agli altri per poi correggere la nostra condotta. Non è possibile correggere la nostra condotta senza ripensare completamente e modificare radicalmente i nostri programmi d’insegnamento dalla scuola elementare all'università. Non ci sarà alcun perdono se non rivediamo il modo in cui la religione è presentata nei programmi d’insegnamento nelle università, nelle moschee e nelle husseiniyya [luoghi di culto usati per le cerimonie sciite, ndr], sui canali televisivi e alle stazioni radio. La religione come viene presentata non è una religione di tolleranza, pace, armonia, accordo e reciproca compassione. La religione come viene presentata nei nostri programmi, nelle nostre università, nelle nostre moschee e nelle nostre husseiniyya, alla radio e alla televisione, è una religione barbara che esorta al decapitare, spargere sangue, rubare, usurpare, schiavizzare e violentare. L'altra religione, che alcuni di noi dicono essere la vera religione, non è presente nelle nostre vite. Nella migliore delle ipotesi, la sua voce è tanto fievole da non essere udita da nessuno, soprattutto dalla nuova generazione, esclusa ed emarginata, la cui umanità è compromessa dalla povertà, dalla privazione, dall’assoggettamento, dall’insegnamento e dalle fatwa deliranti”.

Al-Akhbâr, quotidiano libanese, Lo Shaykh di al-Azhar attacca ancora gli sciiti…e i cristiani?!, di Mustafa Shihata

Moschea al-Azhar, Cairo
“Sembrerebbe che lo shaykh di al-Azhar Ahmad al-Tayyib sia indeciso tra uno Stato che auspica il rinnovamento del discorso religioso e un’istituzione salafita che fa l’esatto opposto, visto che gli shaykh e i professori della sua università attaccano tutto ciò che diverge dalla loro dottrina. [..]Quest’ambivalenza è emersa durante la conferenza dal titolo ‘Uno sguardo sull’invito a rinnovare il discorso religioso e smantellare l’ideologia estremista’, che si è tenuta nella città di Luxor, a sud del Cairo, nei giorni scorsi. […].Nel discorso di apertura al-Tayyib ha detto che i musulmani, ‘ispirandosi al nobile Corano, hanno prodotto una grande civiltà di cui hanno beneficiato i popoli orientali e occidentali, a differenza della civiltà occidentale, che è stata colta dalla fragilità e dalle divisioni quando nel Medio Evo ha issato la bandiera della religione, mentre quando si è ribellata alla religione e le ha voltato le spalle si è sviluppata ed è fiorita.’ […] Ha inoltre aggiunto che ‘è storicamente dimostrato che i musulmani hanno prodotto delle eresie (ibda‘û) quando hanno voltato le spalle al Corano e alla Sunna, e il loro regresso è imputabile all’allontanamento dalle fonti di forza, insite nella religione islamica”.

Al-Masrî al-Yaum, quotidiano egiziano liberale, Lo shaykh di al-Azhar: inviare le delegazioni nel mondo per far conoscere il vero Islam, di Redazione

Ahmad al-Tayyib, shaykh di al-Azhar
Lo Shaykh di al-Azhar Ahmad Al-Tayyib ha dichiarato che invierà “alcune delegazioni di al-Azhar nel mondo per insegnare il vero Islam e neutralizzare il pensiero deviante […]”. Ha inoltre aggiunto che “il terrorismo è una malattia del pensiero e dello spirito, costantemente alla ricerca di giustificazioni nei passaggi oscuri dei testi religiosi. Ha specificato inoltre che le cause del terrorismo non sono imputabili esclusivamente alla deviazione nelle religioni. Spesso infatti il terrorismo esce dal mantello delle dottrine sociali, economiche e perfino politiche. Sono migliaia se non addirittura milioni le vittime dei conflitti e delle guerre fra quelle dottrine e filosofie materialiste, che nulla hanno a che vedere con la religione”.

Al-Hayât, quotidiano panarabo con sede a Londra, Reazioni arabe al terrorismo, di Muhammad Haddad


Sala da spettacolo Bataclan, Parigi
“C'è qualcosa di innaturale nel rapporto che alcuni arabi hanno con il terrorismo e nelle loro reazioni agli attacchi terroristici. Non intendo qui le posizioni ufficiali e quelle dei giornali noti, ma le posizioni spontanee espresse sui social network, che sono anche le posizioni più credibili ed esprimono l’opinione delle società. […] I cittadini francesi che sono stati uccisi o feriti il 13 novembre avevano forse qualche responsabile in ciò che sta accadendo in Siria o avevano forse qualche rapporto con Bashar al-Assad o con Isis? L’esercito francese è lì per sostenere una delle due parti che stanno uccidendo il popolo siriano oppure è lì per cercare di scongiurare il peggio? […] Se l’Occidente non interviene è accusato di essere insensibile alla tragedia dei popoli arabi, e se interviene si dice che il terrorismo è la giusta pena per l’intromissione da parte occidentale nelle questioni arabe. Non siamo forse noi arabi a non sapere che cosa vogliamo?”